Lo scorso dicembre, anche io ho accolto la prima cliente venuta appositamente per sintomi emotivi collegabili alla pandemia. Ho pensato: “Meglio tardi che mai e meglio uno che nessuno! (a onor del vero,  anche qualcun altro mi aveva contattata senza che però la consulenza andasse in porto)”.

Per me è stata la conferma evidente che i “sintomi emotivi da Covid”, quelli per cui i media e le farmacie continuano a promuovere ansiolitici naturali a gogò, ed i medici di base meno illuminati, a prescrivere ansiolitici e antidepressivi come fossero integratori, si innestano più facilmente se preesistono determinate caratteristiche della persona e diventano più preoccupanti quando si sommano ad una condizione già esistente di stress personale.

La mia cliente, manifesta precisamente alcuni dei sintomi emotivi più comuni in questo periodo straordinario e disgraziato, segnato dalla minaccia per la salute e addirittura per la vita, incertezza, confusione, isolamento e modifica dello stile di vita abituale.

Deborah (nome di fantasia) si descrive come una persona attiva, capace, controllante, imperiosa, eccessivamente apprensiva per i suoi cari, amante della socialità, tendente al pessimismo. Appena dietro le spalle, ha un lunghissimo periodo in prima linea, per gestire complicate e stressanti vicende familiari, che l’hanno emotivamente provata.

Deborah racconta di una insolita sensazione di angoscia ed inquietudine che la assale improvvisamente, ogni giorno dopo il tramonto, quando ha concluso la parte più attiva della sua giornata. Poi, un forte sentimento di solitudine, fragilità emotiva, pianti frequenti; preoccupazione a suo stesso dire, eccessiva per il figlio; mancanza della vita sociale a cui era abituata; amarezza per la situazione contingente e scoraggiamento. Infine, la fatica nel tentativo di mantenere comunque un alto grado di controllo sulla realtà attorno a lei. Per una personalità così bisognosa di predisporre e controllare gli eventi il più possibile, il dover accettare una condizione dove palesemente è impossibile farlo, genera un forte stress.

Sulla base di ciò che mi descrive, le preparo una miscela con i rimedi Aspen- Heather- Gentian- Red Chestnut -Willow- Chicory e Vine.

Un mese più tardi, alla fine del flacone di trattamento, mi telefona per dirmi che si sente meglio, complessivamente più serena, e che vorrebbe proseguire con gli stessi rimedi. Decido quindi di non fissare una seconda consulenza.

La sua testimonianza, dopo due mesi di trattamento con i Fiori, in questo caso, sufficienti a superare la crisi:

Mi sono rivolta a Cristina su consiglio di un’amica comune. La motivazione che mi ha portato ai fiori di Bach, mai utilizzati prima, è stato un profondo stato di angoscia basato su vicende personali e fortemente acuito dalla pandemia.
Il colloquio preliminare è stato lungo e molto accurato, profondo. La miscela elaborata ha dato buoni risultati durante il primo mese di trattamento che sono ulteriormente migliorati nel mese successivo. Sono contenta. Ero arrivata al punto di pensare di ricorrere agli psicofarmaci, che per fortuna, ho potuto evitare.

Deborah

P.S.

Tanti mesi dopo, praticamente a conclusione della pandemia, confrontandomi con colleghe, conoscenti erboristi e farmacisti, ho avuto l’amara conferma che proprio in un periodo in cui i Fiori di Bach sarebbero stati più utili di sempre, tutti noi operatori del settore, paradossalmente abbiamo registrato un calo di utilizzo dei rimedi.

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